8.5 Respirazione passiva.

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LA RESPIRAZIONE E IL DIDGERIDOO
8.5 Respirazione passiva.

Chiunque abbia tentato di apprendere i primi rudimenti sulla respirazione circolare, avrà notato che il peggior inconveniente è quello di sentire la carenza d’aria. Dopo un po’ di esercizio costante, praticando più o meno tutti i giorni, questo difetto tende a scomparire, l’inconveniente che se ne ricava però è l’eccesso di aria durante la respirazione circolare appunto.
Questo avviene perché non abbiamo ancora eliminato la nostra paura di non inspirare a sufficienza. Quindi, ad ogni ciclo di respirazione, si tende a inspirare vigorosamente accumulando aria in eccesso.
Questo errore ha diverse conseguenze: il diaframma rimane in posizione relativamente bassa ed in tensione con il rischio di produrre suoni poco costanti o mal dosati, inoltre un’inspirazione troppo lunga allungherà di conseguenza la durata di alcuni suoni obbligandoci a rallentare il ritmo o a suonare su ritmi lenti.
Ricordate che il diaframma è un muscolo che lavora principalmente in inspirazione. Quindi ad ogni inspirazione vigorosa, si comanda il diaframma chiedendo un veloce ed ampio spostamento verso il basso.
Nell’espirazione si utilizzano i muscoli addominali per espellere l’aria.
Utilizzando la respirazione passiva, contraendo le fasce muscolari addominali si porta in alto il diaframma spingendo in fuori l’aria.

INSPIR    ESPIR
img sx. Inspirazione – rilascio dei muscoli addominali / im dx. Espirazione – contrazione dei muscoli addominali

Rilasciando i muscoli addominali il diaframma ridiscende aspirando solo l’aria necessaria.
Il suono dell’aria inspirata scompare, il tempo dell’inspirazione diminuisce, lo scambio d’aria nuova e quella respirata è decisamente più simile alla respirazione che avviene normalmente seppur “frammentata” dalla struttura ritmica del brano.
Una buona tecnica di respirazione giova sicuramente al brano rendendolo più lineare, meno discontinuo, con maggior facilità a tenere il tempo e soprattutto impiegando meno energie.

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